Monte Spitz per il sentiero della Tarbisa

Bar Chiosco Alpino Tonezza
Durata: 3 Ore
Gruppo: 7 - 50 persone
Partenza: Bar Chiosco Alpino Tonezza
Partecipanti massimo: 0
Arrivo: Bar Chiosco Alpino Tonezza
Lingue:
Spostamenti: Non previsto
Ritrovo alle 8.30 al parcheggio del Bar Chiosco Alpino

Quota partenza m 1009 s.l.m.
Quota arrivo m 1694 s.l.m.
Tempo di percorrenza totale: circa 3,30
Informazioni: percorso impegnativo, segnato con tabelle e segni bianchi e rossi

Il sentiero della Tarbisa è un percorso che in parte cammina su vecchi sentieri di boscaioli o delle vacche, in piccola misura su sentieri militari e nella parte sommitale, che non è mai stata interessata da usi agricoli, su un tracciato aperto di recente.

Si parte dal Chiosco Alpino di Tonezza. Sulla destra si apre il panorama della Val d'Astico e, con la visione del paese di Luserna e dei monti Manderiolo, Larici e Portule, tra i più elevati dei Sette Comuni.

Attraversata la strada, parte il sentiero per il monte Spitz lungo il crinale est. Un escursionista frettoloso, da Tonezza, può risalire la provinciale e partire anche da questo punto.

Il sentiero segue l'andamento del crinale. Man mano che si sale si intravvede la profondità della Val Morta e della Valle di Valpegara (che ricorda nel nome il passaggio di pecore); i Siroccoli, visti dall'alto, sembrano dei semplici scogli.

Dopo 10 minuti il sentiero diventa pianeggiante e si arriva a delle postazioni militari, piazzole di vecchi baraccamenti, trincee che ricordano la prima guerra mondiale; si tratta di difese italiane, costruite in tutta fretta e in parte non ultimate, lungo la dorsale sino al Paile, per fermare, nei concitati giorni di maggio del 1916, la Strafexpedition. Una volta che gli austro-ungarici conquistarono Tonezza, furono da essi utilizzate come seconda linea.

Si procede e si arriva ad un piccolo valico ed ad un grande pascolo che danno il nome al luogo: Tarbisa (dal cimbro Tor, porta, e “bisa”, prato o pascolo).

Il pascolo sul versante sud, ora infestato da ginepri e da alberi d'alto fusto, è una delle poche proprietà comunali ed è rimasta tale perché qui tutti avevano la possibilità di scavare sabbia per la malta “bastarda”, usata per la costruzione delle case.

A destra parte in discesa un largo sentiero che si congiunge con la strada provinciale. Si sale dritti, si passa davanti ad una galleria, sempre opera della prima guerra mondiale, si supera un pascolo e con un paio di tornanti si raggiungono le postazioni cannoniere italiane del tornante del Capo. Si transita davanti alle postazioni e si gira a destra.  Se, invece, si volesse terminare qui la passeggiata, si può uscire al tornante del Capo e seguire in discesa la strada della Vena.

Il sentiero piega prima a destra e poi, ritrovato il crinale, a sinistra. Dopo alcuni minuti si arriva ad un primo balcone panoramico: si rivede, allargato, il panorama descritto al Chiosco Alpino, sullo sfondo però si aggiunge verso nord una vista sulle Alpi e sul Lagorai. Si prosegue a sinistra, la pendenza comincia ad aumentare, in 7-8 minuti si arriva ad una piccola conca dalla quale si vede la seconda cresta o sperone dello Spitz. In questa raduna è facile incontrare camosci dei quali non bisogna aver timore: sono curiosi ma timidi e non bisogna creare disturbo per allontanarli.

Da qui in poi la salita diventa più impegnativa, ma dopo 5 minuti, quando il sentiero sembra girare verso il vuoto, alle spalle si apre un panorama vastissimo: in primo piano, ai nostri piedi, ci sono l'abitato di Tonezza e il Monte Cimone e in secondo piano la vista spazia sull'Altopiano dei Sette Comuni, alle spalle del quale si individua il Monte Grappa; a destra, oltre il Cengio, emergono il Summano e il Priaforà.

In altri 7 minuti si arriva sulla cresta della Retta, chiamata così perché da qui alla Pala Grande (la vetta) il monte disegna una linea retta. Lungo questo tratto, oltre ai panorami verso sud est, si apre una finestra sulla Valle di Menore (o Val del Menaore come è chiamata in loco) con in fondo le cave di Casotto. Cave che rimuovono i sedimenti franosi del Monte Spitz, frutto di antichi e terribili terremoti.

Uno sguardo verso l'alto e si vede a portata di mano la cima dello Spitz con la sua imponente croce metallica; verso ovest si elevano i Monti Toraro e Campomolon.

Dopo altri 8 minuti di saliscendi lungo la Retta, con passaggi stretti tra e sopra le rocce, si arriva alla base della Pala Grande. Tirando il fiato per l'ultimo balzo, si può ammirare, in basso verso sud, contrà Valle, la Val di Riofreddo, le valli di Barbarena con a monte le Zolle (o Sole); ad ovest del Priaforà appaiono sullo sfondo le montagne di Recoaro e più a destra, il Massiccio del Pasubio dagli Scarubbi a Cima Palon.

Il sentiero riprende in salita con serie di piccoli tornanti, a tratti è stretto, a tratti più marcato. La meta è lì a portata di mano, ma non si vede. Dopo 10 minuti di ripida salita, ecco si è alla base della Croce di Monte Spitz. In circa un'ora e mezza dalla partenza si è giunti alla meta.

Tirato il fiato, si può gustare un paesaggio a 360 gradi seguendo le indicazioni sulla pietra rotonda d'orientamento, collocata dalla Sezione Alpini di Tonezza. La croce, alta 16 metri circa, fu innalzata dagli Aclisti Vicentini in occasione dell'anno santo del 1950.

Per il ritorno si consiglia di seguire l’itinerario che scende a destra per il Passo della Vena e il Sentiero dei Tronconi.

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