L'itinerario descritto da Antonio Fogazzaro nella sua opera Piccolo Mondo Moderno

Descrizione

Il sentiero segue in gran parte l’itinerario descritto da Fogazzaro, quello percorso da Piero Maironi e Jeanne Dessalle, lasciando la costa dell’Hotel Astòre (hotel Belvedere) e del Villino dei Faggi (villa Roi), per inoltrarsi verso il Bosco del Gigante.

Sul pendio opposto, al di là del valloncello a meridione, tra faggi secolari e bianchi macigni, si possono individuare l’anfratto del Covile del Cinghiale e la Pentola degli Stregoni, nomi fantastici, creati dal poeta, “che nessuna carta topografica riproduce”. Le laste in pietra delimitano, oggi come ieri, la stradicciola che sale, dapprima in modo dolce, poi, sempre più ripidamente, il colle.

È lungo quel cammino che Piero svela a Jeanne il suo proposito di cedere tutti i suoi averi ai poveri, conservando solo l’antica casa di Oria, per servire la sua opinione di giustizia. Jeanne, a quelle parole, si sente mancare. Per non cadere, lo cerca, si appoggia a lui, che la sostiene e le cinge la vita. Piero vorrebbe tornare indietro ma lei, capendo che sta per perderlo, lo supplica di andare alla fontana. Una méta che si raggiunge al culmine della salita, dove le case di Contrà Tezza volgono le spalle ad un anfratto, quasi nascosto, dove, in una vasca in pietra, una canaletta porta l’acqua della Fonte Barbarena. È lì, sul bordo della fontana, vegliata dai noci, che Piero fa sedere Jeanne, e con le mani a giumella la fa bere.

La donna, ansante, gli mormora che anche lei cederà tutto, per seguirlo. Bellissima, fascinosa, ma eternamente sospesa tra il voler amare e il non volere (ama con la mente, ma l’amore fisico le ripugna), nel momento culminante della passione del suo destino perde ogni sua resistenza, ogni ritegno. Piero la bacia, più con passione che con vero amore. Jeanne capisce che se vuole trattenerlo, questa volta deve cedere. Si baciano sulle labbra, finalmente incontrandosi, entrambi trepidando. Intanto campani di mucche scendenti all’abbeveratoio suonarono vicino. I 2 giovani devono andarsene e proseguono il cammino verso Rio Freddo.

Lasciata sulla destra la suggestiva Chiesetta della Madonna della Neve, si sale lungo la costa di Contrà Lain, ricoperta da verdi prati leggermente ondulati. Presto attorno ai 2 silenziosi ruppe il sereno da ogni parte, l’erbe imperlate brillarono, lo smeraldo dei pascoli si ravvivò, gli umidi aromi della montagna odorarono. Sulla cresta della costa, quando finalmente la strada spiana, seguiamo Piero e Jeanne immergergersi nelle buie abetaie, inoltrandoci nella macchia.

L’orrido, sopra Rio Freddo, è ormai vicino. C’è tempo per ravvisare i resti delle cave di pietra, che raccontano l’abile lavoro e l’arte degli antichi scalpellini locali. I 2 sono arrivati nel punto estremo del sentiero. Lì vicino, il Belvedere sull’orrido… “Ecco, a destra e a sinistra, l’orribile Profondo, la mostruosa cintura di scogli, lunata e rientrante…, come una colossale onda che frangendo si rovescia all’indietro; ecco Rio Freddo, il pauroso confine del paradiso verde di Vena, la valle dell’Ombra della Morte…”. Una descrizione che esprime il “sublime” di fronte alla corona di monti che guardano l’altra riva. Ecco, da sinistra, il profilo lontano del Priaforà, la nuda calotta del Pasubio, la Gamonda e il Majo compressi tra il Seluggio con le sue venti baite, e Malga Zolle di Fuori e di Dentro. Proprio davanti, il Tormeno, subito dietro il Toraro. Più a destra, quasi sfumate, le cime del Campomolon e del Melegnon.

“Jeanne mise il piede sopra un lastrone sporgente fra gli abissi. Piero l’afferrò alla vita ed ella si rovesciò indietro alle sue braccia, chiudendo gli occhi. La strinse a sé, la coperse, tacendo sempre, di carezze così violente, che atterrita, supplicò: No, no, no!”. È l’ennesimo duetto d’amore tra due anime che non si vogliono e, forse, non si possono incontrare. Allora il giovane, di botto, lottando con se stesso, ristette; ella gli sgusciò dalle braccia e scavalcando il muricciolo, saltò dalla macchia sul prato aperto”.

Difficoltà: facile/media

Temi di interesse: Natura e ambiente

  • sentiero-fogazzariano

Tappe del percorso

1

La partenza dopo Villa Roi

Dopo la chiesa di Tonezza e poco dopo essere passati davanti alla villa dei Marchesi Roi (deniminato villino dei Faggi nel romanzo di Fogazzaro) si trova un sentiero che scende sulla destra in direzione Sud, tagliando prati di faggi e abeti rossi.
2

Il Chiosco del Gigante

Entrati nel bosco si piega a destra, passando poi accanto all'ex Chiosco del Gigante proseguendo in salita sino ad attraversare la strada asfaltata.
3

Dal capitello alla Fontana dei Noci

Arrivati al capitello si riprende il sentiero che devia a sinistra, il quale in breve tempo porta alla Fontana dei Noci. Salendo sulla destra si attraversa la strada e si riprende dall'altro lato il sentiero che risale sino a raggiungere la piana di Lain.
4

Arrivo al punto panoramico Belvedere

Arrivati al tornante il sentiero continua, salendo dritto alla sommità di un costone. Entrati nel bosco si gira a sinistra, alla radura tra i boschi una bella visione dello Spitz, il Picco Astore del Romanzo. Proseguendo e girando infine a destra verso le cave del Lasse sino ad arrivare del lastrone sporgente fra gli abissi (oggi protetta da una staccionata e arricchita da qualche panchina) si può ammirare la vista paesaggistica che vide Fogazzaro e che fece rivivere anche ai 2 amanti del suo romanzo.
5

Ritorno

Per il ritorno si può ripercorrere lo stesso percorso o scegliere uno dei molteplici sentieri che dalle contrade Sarcello e Pettinà si collegano al centro di Tonezza.