Con moderne tecnologie il visitatore è spinto a vivere, quasi dal vivo, atmosfere d'altri tempi relative alla vita che si svolgeva nel casèlo stesso durante le varie fasi di lavorazione, ascoltando suoni e rumori, con la suggestione di impressioni visive e olfattive.

Non solo l'arte del casàro e l'esposizione dei numerosi arnesi usati nella civiltà contadina di montagna, ma anche ambienti perfettamente arredati, in un itinerario culturale certamente formativo.

Si trova lungo la strada comunale tra Contrà Fontana e Contrà Grotti, numero civico 1/A.

Per prenotare le visite, singole o di gruppo, chiamare al numero 0445.749032
Biglietto intero 2 €, ridotto 1 €

Come sul vicino altopiano di Asiago, anche a Tonezza per secoli si allevarono soprattutto pecore e capre per ottenere lana, latte e carne. L'allevamento di bovini giunse solamente più tardi e segnò il passaggio a un'economia quasi esclusivamente basata sulla produzione del latte e sulla sua lavorazione.
Fino almeno alla Grande Guerra questa si svolgeva in ogno casa, con latte proprio e preso in prestito dalla gente della contrada, producendo forme di tre/quattro kili di formaggio con un quantitativo di circa 40 litri.

Il nome di casèlo, cioè della costruzione dove si portava e si lavorava il latte, probabilmente deriva da tedesco kase, che siglifica formaggio. Serviva alcune contrade e per una serie di motivi era turnario e molto diverso dalle latterie sociali.
Tutti gli interessati, regolarmente uniti in un'Associazione con un Consiglio d'Amministrazione formato da un presidente, un vice, tre consiglieri, un cassiere e un segretario contabile nominati dall'Assemblea dei soci e in carica per un anno, contribuivano all'acquisto del terreno e alla costruzione del fabbricato. Dalla tipica e semplice architettura, il casèlo veniva costruito a pianta rettangolare, spesso con due piani, il tetto a capanna, ubicato su base baricentrica rispetto ai vari luoghi abitati e in una zona che, soprattutto d'estate, fosse ventilata.

Si lavorava il latte della sera precedente e della mattina stabilendo quante forme fare. D'estate si anticipava il lavoro per evitare che il caldo favorisse l'acidità del latte. Dapprima questo veniva messo a riposare per una decina di ore in mestèle o piàne, bacinelle di 15-20 litri ciascuna, in un locale arieggiato per favorire la panna di affioramento, per fare il burro, tolta con la spanaròla.
Il socio, che quel giorno voleva fosse prodotto il proprio formaggio, si portava una fascina di legna secca per alimentare il fuoco posto sotto la grande caliéra in rame, fino a una temperatura di circa 30 gradi, quando veniva introdotto il càlio di coagulo di 1-2 ‰.

A Tonezza esistevano 6 caselli, qui indicati con il nome della località e degli storici e rispettivi càsari:

  • Campana - Matteo Campana
  • Canale - Giuseppe Dalla Via
  • Grotti - Francesco Aurelio Dalla Via e Giuseppe Dalla Via
  • Pettinà - Vincenzo Fontana, Bortolo Pettinà e Giuseppe Dalla Via
  • Sarcello - Matteo Pettinà e Vincenzo Fontana
  • Valle - Lino Dalla Via

I soci dovevano osservare scrupolosamente le regole scritte nello Statuto del casèlo turnario. Talvolta, però, si verificavano delle trasgressioni.
C'era, per esempio, il problema delle sofisticazioni, cioè dell'aggiunta di acqua nel latte, cosa che danneggiava i rispettivi soci. Allora il presidente d'accordo con il casàro, stabiliva di tanto in tanto un controllo con la provinatura. All'insaputa dei soci, prelevavano 100 cc. di latte e ne controllavano purezza, densità e temperatura su una tabella con il lattedensimetro. Se i valori risultavano fuori fase significava che l'acqua era presente.

Lo sviluppo dell'agricoltura di montagna, dell'allevamento bovino e dell'attività dei casèli duro fino agli anni ''70, quando l'espansione dell'industria e di altri lavori meno faticosi e più remunaritivi, servì da forte, se non ineludibile, attrazione per molti tonezzani.
Ciò mise fine a un'attività economica che, nei periodi più prosperi, aveva visto l'allevamento di 500 - 600 vacche, alimentate sfalciando ogni minimo lembo di prato, fino ai pascoli alti.

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